TRA CONSOB E IDV DUELLO IN TRIBUNALE

Rinvio a giudizio, oggi l'udienza decisiva per l'ex presidente Cardiadi Giorgio Meletti – IL FATTO QUOTIDIANO 16 NOVEMBRE 2010 PAG.10All'origine c'è un e episodio all’apparenza insignificante. Il 16 ottobre 2007 il quotidiano Finanza & Mercati pubblica una dichiarazione di Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef, associazione consumeristica specializzata nella difesa dei risparmiatori dalle truffe finanziarie. Lannutti dice una frase incomprensibile per qualsiasi persona normale: "Secondo i nostri calcoli il mark to market di Unicredit è negativo per 4-5 miliardi". Vedremo poi il significato di questa affermazione, dalla quale scaturisce un vero e proprio putiferio. Due giorni dopo, il 18 ottobre 2007, due dirigenti di Unicredit, Maurizia Angelo Comneno e Antonio La Rocca, fanno un esposto alla Consob accusando Lannutti di aver fallo crollare il titolo Unicredit in Borsa dando notizie false. La Consob, organismo che vigila sulla correttezza nei mercati finanziari, presieduta all’epoca da Lamberto Cardia, oggi passato al vertice delle Fs, reagisce prontamente: dopo soli quattro mesi apre un'inchiesta. IL PRESIDENTE dell’Adusbef è accusato di violazione dell'articolo l87-ter del testo unico della Finanza, alias decreto legislativo n. 58 del 1998, alias "legge Draghi": in pratica è accusato di manipolazione del mercato, di aver cioè influenzato l'andamento di un titolo quotato con le sue pubbliche dichiarazioni. Lannutti, che nel frattempo viene eletto senatore nelle file dell'Italia dei Valori, e rappresenta il partito di Antonio Di Pietro nella Commissione finanze di Palazzo Madama, si arrabbia. Ritiene che il procedimento a suo carico sia una ritorsione per le battaglie che da anni conduce proprio contro la gestione di Cardia, che giudica distratta di fronte ai ripetuti scandali finanziari( da Cirio a Parmalat) che arano i risparmi degli italiani. Così affida a Lucio Golino, legale dell'Adusbef, un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, in cui vengono accusati di abuso d'ufficio e falso ideologico, oltre a Cardia e ai due dirigenti Unicredit, anche tre funzionari Consob: Claudio Salini (responsabile della divisione mercati), il funzionario generale Michele Maccarone e il responsabile del procedimento Giovanni Portioli.SOSTIENE Lannutti che que1 16 ottobre 2007 semplicemente il titolo Unicredlt non crollò e che anzi, dati alla mano, guadagnò terreno. La Consob lo ha multato dandogli la colpa di una flessione del 2,40 per cento delle azioni Unicredit. I legali dell’Adusbef replicano che quel giorno le Unicredit aprirono al prezzo di 5,93 euro, per poi recuperare fino al prezzo massimo di 5,95 euro alle 17,01.Difficile parlare di manipolazione del mercato quando il titolo Unicredit il16 ottobre andò molto meglio del giorno prima, quando effettivamente perse paurosamente quota in seguito a una puntata di Report, il settimanale di Raitre che fa capo a Milena Gabanelli, che denunciava la forte esposizione dei clienti Unicredit sui cosiddetti derivati. Lannutti, quando quantificava il “mark to market" avanzava il sospetto che i derivati in pancia al clienti Unicredit non fossero pari a un miliardo di euro ma molto più consistenti. Ma il mercato era già stato messo a soqquadro dalle denunce di Report peraltro mai messe sotto accusa dalla Consob. Nonostante la dettagliata denuncia di Lannutti mostrasse tra l’altro che il 16 ottobre i quantitativi di titoli scambiati più bassi del giorno prima e del giorno dopo di tutto fossero sintomo fuorché di una corsa alla vendita dei titoli, la Consob è andata avanti e a novembre del 2009 a due anni dal fatto, multava il senatore Idv per 100 mila euro.POCHI GIORNI dopo il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, firmava una richiesta di archiviazione del fascicolo aperto sulla denuncia di Lannutti. Il cui legale, Golino, sostiene che in quel fascicolo, dopo nove mesi di "indagini", non compare alcun atto istruttorio. Tanto che, sempre stando a Golino, la richiesta di archiviazione verrà discussa davanti al giudice dell'udienza preliminare solo oggi, a undici mesi dalla richiesta, perché nel fascicolo mancava anche l'identificazione dei sei indagati: ciò che ha costretto il giudice Picazio a rimandare gli atti alla Procura, la quale ha impiegato alcuni mesi a mettere insieme nome e indirizzo di Cardia e degli altri. Nel frattempo Lannutti ha vinto il ricorso in appello contro la sanzione pecuniaria infIittagli dalla Consob, la quale a sua volta ha fatto sapere per le vie brevi che andrà in Cassazione. La guerra è dunque senza esclusione di colpi. Lannutti chiede di processare Cardia e i suoi presunti complici per concorso in falso ideologico, un falso ordito secondo l'accusa per dare una lezione al senatore Idv, un vero rompiscatole: in due anni ha fatto 39 interrogazioni parlamentari sulla Consob. La quale va in Cassazione a difendere la sua multa da 100 mila euro per una dichiarazione. Una rarità, nella giurisprudenza Consob. Eppure, se i commissari che vegliano sulla Borsa leggessero bene i giornali, dovrebbero fare più multe dei vigili urbani di Roma.

21/11/2010

Documento n.8766

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