Da Dagospia (18-7-06). LE INTERCETTAZIONI TRA SISMI E GIORNALISTI. IL FALSO DOSSIER SU PRODI

NEL SACCO, NON SOLO FARINA 007: LE INTERCETTAZIONI TRA SISMI E GIORNALISTICOME PIO POMPA “INCARTAVA” GLI ARTICOLI E LE PENNE SFAVOREVOLI A POLLARIPEDINATO IL PM, SPIATI DUE INVIATI DI “REPUBBLICA”, IL FALSO DOSSIER SU PRODI«Il Sismi, soprattutto attraverso Marco Mancini (arrestato per il sequestro di Abu Omar) e Pio Pompa (indagato per favoreggiamento), vanta una rete di contatti con il mondo giornalistico ben più estesi di quanto possa apparire dalle conversazioni intercettate (quelle del vicedirettore di Libero, Renato Farina, ora indagato): in sé il fatto potrebbe essere neutro processualmente e magari suscettibile di valutazioni solo sul piano deontologico, se non si trasformasse in uno strumento di controllo preventivo del contenuto di molti articoli prossimi alla pubblicazione, in modo da potervi contrapporre altri articoli di contenuto favorevole al Sismi; o se non servisse a conoscere gli orientamenti dei giornalisti e a dividerli in amici e nemici, con il rischio che taluno di questi ultimi (come D’Avanzo e Bonini, anche se da vari commenti "sfavorevoli" emergono "attenzioni" anche verso altri giornalisti come Gianni Barbacetto de Il Diario, Guido Ruotolo de La Stampa, Paolo Biondani e Guido Olimpio del Corriere della Sera) sia sottoposto ad "accertamenti mirati" e addirittura a intercettazioni illegali; o se non fosse utilizzato per controllare, nella loro progressione investigativa e persino negli spostamenti fisici, i magistrati titolari di inchieste "sensibili" per il Servizio». Con queste parole, scritte dai pm Spataro e Pomarici nella richiesta d’arresto dei due capidivisione del Sismi accusati di aver aiutato la Cia a rapire l’imam di Milano, la Procura riassume un mese d’intercettazioni che documentano, secondo i magistrati, «manovre illegali» del Sismi per controllare la stampa e ostacolare la giustizia. Arrivando a spiare gli articoli dei giornalisti «nemici» e a pedinare imagistrati milanesi che accusano il Sismi. I giornalisti indagati dalla Procura sono soltanto Renato Farina e il suo redattore Claudio Antonelli. Tutti gli altri cronisti non sono accusati di alcun reato, ma si ritrovano intercettati perché alcuni chiamano il Sismi per lavoro, mentre altri sono addirittura pedinati abusivamente. L’inchiesta dunque coinvolge i giornalisti solo in quanto siano gli obiettivi dei «compiti di disinformazione e dossieraggio» che il Sismi, per ipm«con assoluta certezza», ha affidato all’ufficio riservato di Pompa. PEDINATO IL PM SPATARO - La richiesta dei pm documenta che il Sismi è riuscito per giorni a «seguire costantemente anche gli spostamenti fisici del pm Spataro», sia attraverso segnalazioni di giornalisti «amici» di Pompa, in particolare i due indagati di Libero, sia con altre attività di spionaggio ancora sconosciute. Un giro di telefonate aveva fatto temere addirittura un furto dei verbali sul Sismi, scongiurato mandando i poliziotti a «pernottare nell’ufficio del pm». SPIATI DUE INVIATI — E’ il 12 maggio scorso. Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini sono a Milano per seguire l’inchiesta sul Sismi. I due inviati di Repubblica vorrebbero incontrare il pm Spataro, che invece è a Roma al Csm. Alle 13.47 la polizia intercetta una telefonata al Sismi. Pompa: «I due che scrivono... stanno a a Milano, allo Sheraton, viale Piave... domani escono con una...» Mancini: «Ancora?» Pompa: «Ancora!». Mancini: «Su di me?» Pompa: «Questo non te lo so dire perché, hai capito?, stanno là...» Mancini: «Ho capito tutto, grazie Pio!». Pompa: «Stanno a fa’ la spola... telefonate, pm, capito?». Mancini: «Ho capito, hai fatto bene, ti ringrazio ». La Digos accerta che, prima di quella telefonata, il pm Spataro aveva effettivamente ricevuto telefonate dal cellulare di D’Avanzo: il problema è che Pompa lo ha scoperto in tempo reale e sa pure dov’erano i due giornalisti. La conclusione dei pm è che i due inviati, già «autori di molti articoli critici sul Sismi », sono stati pedinati.Ma la frase di Pompa sulle «telefonate» rende «probabile» che siano stati intercettati abusivamente» almeno «uno dei due giornalisti o lo stesso pm». POLLARI E IL FALSO DOSSIER SU PRODI — Dopo le prime notizie sul coinvolgimento del Sismi, Pompa si attiva per far pubblicare da giornalisti amici un falso dossier che accusa Romano Prodi di aver autorizzato i voli segreti della Cia in Europa per le renditions (trasporti segreti di prigionieri come Abu Omar). L’obiettivo è far credere «che non è stato Berlusconi». Prima di pubblicare il suo articolo, Farina lo invia a Pompa, che subito «lo legge per telefono a Pollari». E’ l’8 giugno, ore 21.55. Il generale chiede: «Chi lo firma?». Pompa: «Renè e un altro». Pollari: «Ok». A questo punto il generale «suggerisce se fosse possibile far sparire il cognome e mettere Unione Europea». Pompa: «Certo, perfetto». Alle 22.03 Pompa chiede a Farina la modifica chiesta da «quello che mi sta sopra» e il giornalista «si adegua immediatamente sostituendo la dicitura Commissione Europea al nome di Prodi», che però l’indomani campeggia nel titolo. Il 13 giugno Pompa ripete a Stefano Cingolani, allora direttore del Riformista, che «esiste un documento firmato il 23 gennaio 2003 dalla Commissione Europea di Romano Prodi che agevolava di fatto i voli e le rendition». Cingolani: «Ma perché non lo tiriamo fuori? Facciamo l’ultima follia, dai». Pompa: «No perché là se parlava de "removal", non di "rendition"... ». Commento finale di Cingolani: «Oddio, a me la cosa delle rendition non è che piace,maio penso che la gente se ne strasbatte se ha portato via quattro terroristi». L’articolo esce il 15 giugno, in prima pagina, con questo titolo: «Per la Ue erano removals. E pure Clinton disse ok». Ma Cingolani, che non è indagato, lo pubblica temendo la concorrenza, «perché se domani qualcuno ci monta un caso...». CONTRO LA DIGOS E IL PM DAMBRUOSO — Il 19 maggio i due giornalisti di Libero, «istruiti da Pompa», chiedono un’intervista ai pm Spataro e Pomarici, che serve in realtà a «insinuare un inesistente coinvolgimento della Digos e del pm Dambruoso», che toglierebbe a Milano (spostandola a Brescia) l’inchiesta sul sequestro. La manovra fallisce e Farina è «spaventato»: «Pomarici è stato durissimo... quasi mi voleva arrestare... Mi ha detto: ma la Digos ha fatto un lavoro ottimo, anzi eccezionale: sarebbero così scemi da fare un’inchiesta riuscita così bene per fregarsi da soli?... Poi mi ha detto, guardi, prima di attaccare il Sismi, Repubblica ha attaccato anche me, dicendo che ero distratto, e Dambruoso... Sulla Procura Pomarici mi diceva: lei insinua, come osa? Ho detto: guardi, la mia è un’ipotesi di scuola... Spataro invece era contento: mi ha detto che vuole fare una tavola rotonda con me sull’etica nell’informazione... ». A fine maggio Pompa rivolge la stessa richiesta a Claudia Fusani di Repubblica. La cronista segue per lavoro il Sismi a Roma: Pompa per lei era una possibile fonte, per cui lo informa che «domani andrà a un convegno a Firenze dove c’è Spataro», che secondo lei «ha promesso qualcosa» a due giornalisti del Corriere. Pompa le risponde che «sicuramente Spataro sta facendo qualcosa di concreto», ma «non ci sono indiscrezioni». Quindi la giornalista «insiste sul passo successivo di incriminare il giudice». Ma «Pompa risponde di no, che sono molto lontani», e ribadisce che «nel caso, il tutto viene portato a Brescia». Il dossier contro Dambruoso viene offerto anche ad Andrea Purgatori dell’Unità, che però non pubblica niente. Solo quando il giornalista scrive sullo scoop del Times di Londra (che «non è un vero scoop») sui presunti riscatti pagati dal governo Berlusconi per liberare gli ostaggi italiani in Iraq, allora Pompa commenta: «Ti ringrazio tanto e complimenti ». GLI ARTICOLI CRITICI — Il Sismi cerca di capire cosa pubblicheranno i quotidiani attraverso i giornalisti che seguono per mestiere i Servizi. Nessuno di questi è indagato. Il 10 maggio il capocentro Sismi di Milano, colonnello Gerli, comunica a Mancini che un giornalista di Repubblica, l’inviato milanese Luca Fazzo, gli ha preannunciato un articolo sul carabiniere del Ros che ha confessato il sequestro. «Alle 22.20 il giornalista chiama Mancini e gli anticipa che l’indomani sarà pubblicato anche un articolo pesante, che gli riassume e che subito dopo gli invia per fax». Il 12 maggio Pompa viene avvisato da un certo «Lorenzo» che Liberazione pubblicherà un articolo con le tesi dell’europarlamentare Giusto Catania (critico sul Sismi) aggiungendo che invece «Gigi si è arrabbiato perché non gli è stato dato spazio», anche se «vuole evitare che salti fuori che nel partito ci sono due posizioni». Il Giornale di Paolo Berlusconi è considerato dai Servizi cone «vicino», ma anche qui c’è l’eccezione che fa infuriare Pompa, che se ne lamenta con una certa Gianna: «Ma che c... ha scritto il Giornale sui voli fantasma della Cia? L’ha scritto come se fosse Repubblica... Io l’ho chiamato a Mario, come mi hai detto tu, no, gli ho detto: guarda, fai dire dal tuo che loro ci accusano sulla base del Corriere, de Olimpio, de Ruotolo, delle note a pagina 38...» Il 21 maggio Pompa comunica a Pollari che due giornalisti (sconosciuti) dicono che «il malato (Mancini) si è allontanato dal servizio non per sua volontà, ma per le direttive impartite» e aggiunge che «è riuscito a convincerli diplomaticamente del contrario», ma resta il problema «che se lo scrive Ruotolo... io con quello non ci parlo...». Al contrario, spiega sempre Pompa al generale Pollari, «con questi qua sono riuscito a stabilire un rapporto che riesco a controllarli, perché poi c’hanno sempre bisogno, no?, visto che faccio decine di cortesie extra juris ordinem...». LE INCHIESTE DEL «CORRIERE» — Il 10 maggio, alle 17.38, un funzionario del Sismi dice a Mancini di aver parlato con Fiorenza Sarzanini, l’inviata del Corriere che segue il Sismi, di un articolo che sarebbe uscito l’indomani. L’11 maggio il Corriere rivela che proprio il Sismi è sotto inchiesta per il sequestro di Abu Omar e fa il nome di Mancini. La sera dell’11 maggio, alle 22.46, il funzionario dice a Mancini che la stessa giornalista «è reduce da un comitato di redazione» e «si è spesa perché il nome di Mancini non compaia l’indomani». Ma gli autori dell’articolo, a differenza di quanto sostiene il funzionario, non subiscono alcuna pressione. Mancini ignora che non ci sono state interferenze sugli articoli e il giorno dopo ringrazia la giornalista e le legge «il comunicato del ministro Martino sulle conseguenze penali per chi pubblica i nomi degli appartenenti al Sismi». Sarzanini gli ribatte che anche un politico «ha urlato nel telefono perché avevamo messo il tuo nome». Sarzanini poi continua il suo lavoro e chiede a Mancini «l’informativa sul calcio» (di cui il Sismi però non dispone).Dagospia 18 Luglio 2006

18/07/2006

Documento n.6193

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