da Repubblica.it (24-2-06) Quegli appunti segreti dei dirigenti che pesano sul presidente di Capitalia

in Comunicati stampa

IL RETROSCENA. I memorandum del responsabile dei "grandi clienti"scovati in una delle perquisizioni negli uffici di via MinghettiQuegli appunti segreti dei dirigenti che pesano sul presidente di Capitaliadal nostro inviato LUCA FAZZOQuegli appunti segreti dei dirigenti
che pesano sul presidente di Capitalia
PARMA - Pochi fogli di appunti, finiti dentro uno scatolone riempito dalla Guardia di finanza durante una delle tante perquisizioni negli uffici di Capitalia, e scovato solo all’inizio di quest’anno dentro la montagna di carte che raccontano i rapporti ufficiali e sotterranei tra Cesare Geronzi e Calisto Tanzi. È questo il documento cui si riferisce Gerardo La Guardia, procuratore della Repubblica di Parma, quando fa sapere che se quei foglietti fossero saltati fuori prima la Procura di Parma avrebbe chiesto di spedire Geronzi in carcere. Si tratta di un "memo" steso da un giovane dirigente di Capitalia: Andrea Del Moretto, dall’estate 2002 capo per l’area centro-sud del servizio di Large Corporate (ovvero Grandi Clienti) della banca presieduta da Geronzi.Al "memo" è dedicato un intero capitolo, il 10, della richiesta di interdizione di Geronzi firmata dal pubblico ministero Vincenzo Picciotti. Titolo del capitolo: "Le inaspettate (ed indesiderate) scoperte di Andrea Del Moretto, esordiente direttore del Large Corporate di Capitalia (dicembre 2002)". Il pm ricostruisce come una serie di perplessità sulla affidabilità dei bilanci ufficiali di Parmalat e sul senso dei nuovi finanziamenti fossero già state avanzate da Eugenio Favale, dal luglio 2002 numero 1 del Large Corporate di Capitalia."Erano state con ogni probabilità le modalità indubbiamente anomale di dette operazioni a indurre Favale a qualche riflessione sulle condizioni del suo nuovo, importante cliente parmense". In particolare "un momento di perplessità nasceva per Favale dalla considerazione che, nonostante le ingenti liquidità indicate a bilancio, i fidi risultavano costantemente sfruttati "a palla". Per tale ragione Favale si era "inorecchiato" ed aveva deciso di saperne di più e si era quindi rivolto al suo collega Andrea Del Moretto, anch’egli - si noti - un esordiente nel fronte dei rapporti con l’importante cliente parmense, essendo stato assegnato solo nel giugno 2002.Non è stato possibile accertare quando Favale si sia rivolto al Del Moretto. È certo, perché riportato nel nome del file assegnato al documento in cui venivano sintetizzati i risultati delle ricerche svolte, che il dirigente aveva iniziato a scrivere non più tardi del 5 dicembre 2002". Il pm fa due ipotesi: o i vertici di Capitalia sapevano già tutto, "o funzionari giovani e brillanti, senza neppure essere analisti, sono capaci di scoprire in meno di sette settimane ciò che i vertici non avevano mai nemmeno sospettato in oltre dieci anni di relazioni bancarie davvero ravvicinate".Ma cosa aveva scoperto Del Moretto? Segnalando il rischio che la crisi del settore turistico di Collecchio si trascinasse dietro l’intero gruppo alimentare, e mettendo in dubbio la possibilità di Parmalat di continuare a finanziarsi con i bond rifilati al mercato, Del Moretto "tradiva la consapevolezza di una situazione di disequilibrio - quanto meno - finanziario ed economico di Parmalat, la cui sopravvivenza appariva in via esclusiva legata alla possibilità di indebitarsi continuamente".In particolare il "memo" di Del Moretto rivelava che i conti erano truccati grossolanamente: a partire dalla quantità delle obbligazioni in circolazione: quasi 7 miliardi di euro, anziché il miliardo e 200 milioni indicati a bilancio. Il dirigente parlava di "potenziale rischio" e segnalava la necessità di ridurre almeno di un quarto le linee di credito concesse a Parmalat. Ma Del Moretto non venne ascoltato. E per dodici, interminabili mesi, a Tanzi venne concesso di continuare a vendere ai risparmiatori bond spazzatura.È a questo, e non ad altro, che si riferisce il procuratore La Guardia, quando ieri ha accusato Geronzi di avere aiutato a scavare ancora di più la voragine dei conti del colosso morente di Collecchio.(24 febbraio 2006)

24/02/2006

Documento n.5746

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