BANCA POPOLARE DI VICENZA: ALL’INSAPUTA DI BANKITALIA, UN DISSESTO DI VASTE DIMENSIONI CON 118.000 AZIONISTI E RISPARMIATORI SPENNATI, RAGGIRATI, FRODATI. PERCIO’ E’ ANCOR PIU’ URGENTE RADICALE RIFORMA SISTEMA DI VIGILANZA MEDIEVALE, CON LE OTTIME PROPOSTE AVANZATE DAL M5S.

in Comunicati stampa

Dei molteplici interventi della Banca d’Italia sulla Banca Popolare di Vicenza, il cui dissesto ha ridotto sul lastrico almeno 118.000 azionisti, sulla cui genesi la Procura di Vicenza ha tardivamente aperto un’inchiesta giudiziaria, dopo le numerose denunce di Adusbef iniziate il 18 marzo 2008, consumatori, utenti e soci forzati, costretti ad acquistare azioni gonfiate fino a 62,50 euro, con metodi  estorsivi (per chi voleva accedere a prestiti, fido o mutui) non se ne sono mai accorti, al punto che è stata l’ispezione di Bce, non di Bankitalia  a rilevare le gravissime anomalie  di 975 milioni di euro all’uopo iscritti nel bilancio.

   E meno male che la Banca d’Italia si era impegnata sulla Bpvi, come su Banca Marche, Cariferrara, Veneto Banca, Mps, Banca Popolare dell’Etruria, Banca Popolare di Spoleto, Bene Banca Vacienna, ecc., figuriamoci se si fosse distratta con un esercito di 7.000 dipendenti e dirigenti strapagati, alcuni dei quali hanno utilizzato il sistema delle porte girevoli con le banche vigilate, altrimenti  cosa sarebbe accaduto ad azionisti, obbligazionisti e depositanti costretti dal 1 gennaio 2016 a pagare con il bail-in, e con effetto retroattivo,  qualche miliardo di euro alle banche dissestate, che devono essere salvate a spese nostre. 

   E meno male che "Diversi problemi sono stati risolti, senza che la Vigilanza potesse darne pubblica evidenza, in ossequio alle norme vigenti sul segreto d'ufficio" - afferma la Banca d'Italia in un 'chiarimento' pubblicato sul suo sito- dove si legge che per:  "Per un periodo, la Banca d'Italia ha anche adottato nei confronti della Vicenza misure restrittive relative alla dotazione patrimoniale e alla struttura del gruppo.

      Per evitare che all’insaputa della Banca d’Italia, moltissimi utenti, azionisti e risparmiatori, possano  continuare ad essere spennati, frodati, raggirati ed espropriati dei propri risparmi, specie dopo la confessione di impotenza nel delirio di onnipotenza della nota pubblicata oggi sulla Bpvi,  è urgente una radicale riforma di un sistema di vigilanza medievale, autoreferenziale, che non ha visto o voluto vedere i dissesti di MPS, Banca Carige ed altri casi di ‘malabanca’, i cui vertici sono stati decapitati dalle inchieste della magistratura, in alcuni casi messi in galera, come nel caso dell’ex patron di Carige Giovanni Berneschi ed i suoi sodali, non dalla doverosa vigilanza preventiva di ispettori o distratti,  oppure complici.

   La proposta avanzata dal M5S, di una riforma radicale che parte dalla nazionalizzazione della Banca d’Italia, ridisegnandone governance e funzioni, per arrivare al rafforzamento dei poteri di vigilanza sugli istituti di credito, tornato di stretta attualità con l’apertura dell’inchiesta che vede tra gli indagati anche il governatore in carica, Ignazio Visco, in relazione alla vendita della Banca di Spoleto, con la netta separazione tra banche d’affari e banche commerciali, la recisione netta con le banche socie che incassano fior di dividendi (380 milioni nel 2013 e i 340 nel 2014), è un’ottima base di partenza per ripristinare regole e massima trasparenza nelle decisioni.

  Come già accade nella maggior parte dei Paesi europei, dove le banche centrali di Austria, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Cipro, Malta e Regno Unito sono al 100% dello Stato, che le controlla, in qualità di azionista di maggioranza, anche in Grecia (84% tramite un fondo statale), San Marino (70%), Belgio (50%) e Svizzera (52%), la bozza di riforma elaborata dal M5S che si accompagna a quella della governance di Palazzo Koch, con il Governatore che dura in carica 7 anni, senza possibilità di rinnovo alla scadenza; potrà inoltre essere revocato e dovrà riferire al Parlamento ogni anno sull’attività svolta.

   Oltre al sistema di nomina dei 13 componenti del Consiglio superiore, eletti  non più dall’assemblea degli azionisti, ma dalle Camere in seduta comune, con direttore generale e vicedirettori di Banca d’Italia, nominati o revocati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, i cui stipendi  (non cumulabili con le pensioni), non potranno superare l’assegno previsto per il primo presidente della Corte di Cassazione (circa 240 mila euro), la proposta di riforma del M5S prevede un giro di vite sui vistosi conflitti d’interesse, vietando le porte girevoli,con 5 anni (non 5 giorni) tra un incarico in Bankitalia e l’altro strapagato nelle banche vigilate.

 

                                                                                                                                                      Elio Lannutti (Adusbef)

27/10/2015

Documento n.10192

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