Auto “a Costo Zero” – Consumatori ed automobilisti in rivolta

1 milione e 600 mila euro di sanzioni da parte dell’AGMC verso Vantage Group s.r.l., Pubblicamente s.r.l., Golden Car s.r.l.s. ed Entity Holding Italia s.r.l.s. (denominate rispettivamente “My Car No Cost”, Spot & Go”, “Golden Car” e “AutoNuovaGratis” e 3 milioni di euro di sequestro di beni da parte della Guardia di finanza in danno di Massimiliano Casazza, amministratore della Vantage group s.r.l. e ideatore dell’offerta commerciale "My Car - No Cost". Sono questi i numeri che al momento ed in via del tutto approssimativa, e suscettibili di modifiche, interessano migliaia di risparmiatori ed acquirenti di auto in tutta Italia.

Si tratta, afferma il Presidente di Adusbef, Avv. Antonio Tanza, della vicenda relativa a quelle imprese sanzionate dall’AGCM che si occupano di promozione e commercializzazione delle offerte di acquisto auto “a costo zero”, in virtù della quale veniva proposto l’acquisto di un’auto di qualsiasi modello, a costo zero, in cambio di pubblicità sulla fiancata della vettura (il cosiddetto “wrapping”).

I problemi sono iniziati circa un anno fa, nel dicembre 2018, quando a Lecce sono state irrogate ingenti sanzioni pecuniarie per violazione del codice della strada alle vetture che presentavano gli adesivi pubblicitari sulle fiancate. Già da allora Adusbef, continua Tanza, manifestò le proprie perplessità sulla linearità del sistema congegnato dalle società interessate ( https://www.corrieresalentino.it/2018/12/la-stangata-delle-auto-no-cost-vigili-di-lecce-multano-le-pubblicita-abusive-tanza-ci-si-puo-rivalere-sul-venditore/ ). Ma questo era solo l’inizio dell’implosione di un fenomeno che oggi coinvolge inevitabilmente tutti gli operatori che hanno contribuito alla sua diffusione.

Da quel che emerge dai primi riscontri sembrerebbe che in sede di acquisto della vettura, gli acquirenti venivano avvicinati da responsabili delle indicate società, agevolati dalla collocazione di postazioni mobili all’interno delle varie concessionarie, per proporre l’acquisto mediante il wrapping; contemporaneamente veniva predisposta la sottoscrizione di prestiti/fidejussioni da parte di soggetti, che pare fossero privi di autorizzazione all’erogazione di credito perché non iscritte negli appositi elenchi degli intermediari finanziari. A fronte di un investimento iniziale di circa 6.000,00 euro – per il wrapping e per una fideiussione che tuttavia sarebbe intervenuta in soccorso dei consumatori solo a determinate condizioni – gli incaricati avrebbero ricevuto un rimborso tra i 350,00 e i 450,00 euro mensili a titolo di rimborso spese, in cambio di fotografie da pubblicare sui social per sponsorizzare varie aziende: un vero affare.

La vicenda, allo stato, sembra coinvolgere tutte le società che, a vario titolo, hanno concorso alla costruzione del sistema oggetto di provvedimenti giudiziari ed amministrativi.

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21/11/2019

Documento n.14691

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