Conti correnti sempre più cari: l’indagine Adusbef ripresa da oltre 80 testate

L’indagine Adusbef sull’aumento dei costi dei conti correnti ha ottenuto un’ampia risonanza sulla stampa nazionale, economica e territoriale.
Oltre 80 testate hanno ripreso i dati diffusi dall’associazione, portando all’attenzione dell’opinione pubblica un fenomeno che riguarda milioni di famiglie: mentre cresce la quantità di denaro lasciata sui conti correnti, aumentano anche le spese richieste dalle banche per la loro gestione.
Dall’ANSA al Sole 24 Ore, da Sky TG24 a Tgcom24, passando per Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa e numerose testate regionali, l’indagine Adusbef ha alimentato un dibattito nazionale sul costo dei servizi bancari e sulle forti differenze territoriali nella distribuzione dei depositi.
Conti correnti: costi aumentati del 23% in dieci anni
Secondo i dati analizzati da Adusbef, il costo medio annuo sostenuto dalle famiglie per la gestione di un conto corrente è passato da 82,2 euro a 101,1 euro nell’arco di dieci anni.
L’aumento è pari al 23%.
A incidere sulla crescita della spesa non è soltanto il canone periodico del conto, ma anche l’insieme dei costi variabili applicati alle operazioni più comuni: bonifici, pagamenti, prelievi di contante, carte, comunicazioni e altri servizi bancari.
I numeri principali
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+23%: aumento del costo medio del conto corrente in dieci anni;
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101,10 euro: spesa media annua raggiunta per la gestione di un conto;
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1.163 miliardi di euro: ammontare complessivo dei depositi riconducibili alle famiglie italiane.
Questi dati descrivono un apparente paradosso: gli italiani continuano a mantenere una parte molto consistente dei propri risparmi sui conti correnti, ma devono sostenere costi crescenti per custodire e utilizzare il proprio denaro.
Le differenze tra territori
L’indagine ha ricostruito anche la distribuzione territoriale dei depositi bancari.
La Lombardia concentra circa un quinto dei risparmi complessivamente depositati sui conti correnti italiani. A livello provinciale emergono differenze particolarmente marcate: Bolzano registra una disponibilità media superiore a 30.000 euro per residente, mentre in altre province italiane il valore medio scende sotto i 10.000 euro.
I dati territoriali, tuttavia, devono essere interpretati con cautela. La quantità media depositata sui conti non coincide necessariamente con la ricchezza effettiva degli abitanti di una provincia.
Il dato non comprende, infatti, il patrimonio immobiliare, gli investimenti finanziari e le altre forme di risparmio. Inoltre, una media aritmetica non permette di conoscere come il denaro sia realmente distribuito tra i singoli correntisti.
Le differenze osservate restano comunque indicative dei profondi divari economici presenti nel Paese.
Adusbef: più trasparenza sui costi bancari
L’aumento delle spese bancarie non può essere considerato inevitabile, soprattutto in una fase nella quale la digitalizzazione ha ridotto numerose attività svolte allo sportello e una parte rilevante delle operazioni viene effettuata direttamente dai clienti tramite applicazioni e servizi online.
Adusbef ritiene necessario garantire ai correntisti condizioni economiche chiare, facilmente confrontabili e proporzionate al servizio effettivamente ricevuto.
Il consumatore deve essere messo nelle condizioni di conoscere non soltanto il canone pubblicizzato dalla banca, ma il costo complessivo del rapporto, comprese le commissioni applicate alle singole operazioni.
Particolare attenzione deve essere riservata ai clienti anziani, alle persone con minore familiarità con gli strumenti digitali e a chi, non potendo utilizzare esclusivamente i servizi online, continua a sostenere costi più elevati per le operazioni effettuate allo sportello.
Occorre inoltre verificare che ogni modifica delle condizioni economiche sia comunicata in maniera comprensibile e nel rispetto dei tempi e delle modalità previsti dalla normativa.
Come controllare quanto costa realmente il proprio conto
Il costo di un conto corrente non coincide necessariamente con il solo canone mensile o annuale. Per capire quanto si sta effettivamente pagando è necessario considerare tutte le spese collegate al rapporto bancario.
Adusbef consiglia ai correntisti di:
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controllare periodicamente l’estratto conto e il riepilogo annuale delle spese;
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verificare l’Indicatore dei costi complessivi, o ICC, riportato nei documenti messi a disposizione dalla banca;
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confrontare il proprio costo effettivo con quello indicato nel documento di sintesi;
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controllare le commissioni previste per bonifici, prelievi, carte di pagamento e operazioni allo sportello;
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verificare l’eventuale applicazione di costi per comunicazioni, servizi aggiuntivi o operazioni occasionali;
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valutare se il conto utilizzato sia ancora adeguato alle proprie esigenze;
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confrontare le condizioni offerte da altri istituti;
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chiedere chiarimenti alla banca in presenza di aumenti o addebiti non comprensibili;
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conservare comunicazioni, estratti conto e documenti contrattuali.
Cambiare conto può essere conveniente, ma prima di farlo è opportuno confrontare servizi omogenei e non fermarsi alle sole offerte promozionali. Un conto apparentemente gratuito può prevedere commissioni elevate per le operazioni utilizzate più frequentemente dal cliente.
Modifiche unilaterali: cosa verificare
La banca può modificare le condizioni contrattuali soltanto nei casi e secondo le modalità previste dalla legge e dal contratto.
La proposta di modifica deve essere comunicata al cliente con un preavviso adeguato, indicando in modo chiaro le variazioni previste e le relative motivazioni. Il correntista deve inoltre essere informato della possibilità di recedere dal contratto senza penalità prima che le nuove condizioni diventino efficaci.
Quando l’aumento non appare sufficientemente motivato, non corrisponde a quanto comunicato oppure riguarda costi mai accettati, è consigliabile presentare un reclamo scritto alla banca.
Se la risposta non arriva nei termini previsti o non risolve il problema, il consumatore può valutare il ricorso agli strumenti di tutela disponibili e rivolgersi ad Adusbef per ricevere assistenza.
Il tuo conto corrente è diventato più caro?
Adusbef invita i correntisti a controllare le condizioni applicate dalla propria banca e a segnalare aumenti, commissioni poco trasparenti o addebiti non adeguatamente spiegati.
Le segnalazioni dei consumatori consentono di misurare l’impatto reale degli aumenti, individuare eventuali comportamenti ricorrenti e promuovere nuove iniziative a tutela dei clienti bancari.
Per rendere più efficace la segnalazione è utile allegare, eliminando o oscurando i dati non necessari:
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la comunicazione con cui la banca ha annunciato l’aumento;
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il documento di sintesi delle condizioni economiche;
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il riepilogo annuale delle spese;
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gli estratti conto nei quali compaiono gli addebiti contestati;
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l’eventuale reclamo già inviato alla banca;
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la risposta ricevuta dall’istituto.
Hai riscontrato un aumento dei costi o una commissione che ritieni ingiustificata? Segnala il tuo caso ad Adusbef.
L’indagine Adusbef sulla stampa
L’analisi ha ricevuto una copertura particolarmente ampia, con articoli dedicati sia all’aumento generale dei costi sia alla distribuzione territoriale dei depositi.
Tra le principali testate che hanno ripreso l’indagine:
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Il Sole 24 Ore;
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Repubblica;
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Corriere della Sera;
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La Stampa;
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ANSA;
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Sky TG24;
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Tgcom24;
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Il Messaggero;
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Milano Finanza;
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ItaliaOggi;
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RaiNews;
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AGI;
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Wall Street Italia;
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SoldiOnline;
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numerose testate regionali e provinciali.
La diffusione dell’indagine conferma quanto il tema sia sentito dai cittadini: il conto corrente è ormai uno strumento indispensabile per ricevere lo stipendio o la pensione, effettuare pagamenti e accedere a molti servizi essenziali.
Proprio per questo, i suoi costi devono essere trasparenti, comprensibili e giustificati.
Adusbef continuerà a monitorare le condizioni applicate dagli istituti di credito e a intervenire per tutelare i diritti dei correntisti.
31/08/2026
Documento n.17431


