LA CONSULTA SANCISCE L’INCOSTITUZIONALITA’ DELL’ART. 2 DEL “MILLEPROROGHE” MIRANTE A “SANARE” L’ILLEGITTIMITA’ DELL’ANATOCISMO.
La Corte Costituzionale, Pres. Quaranta e Rel. Criscuolo, con la Sentenza n. 78 del 2 aprile 2012, depositata oggi, ha dichiarato incostituzionale l'art. 2 comma 61°, della Legge 10/2011, di conversione del D .L. 29 dicembre 2010, n. 225) con cui il precedente Governo, decideva di cancellare con un “colpo di spugna” gli effetti della sentenza n. 24418, emessa dalle Sezioni Unite di Cassazione il 2 dicembre 2010 sull’anatocismo (capitalizzazione trimestrale dell’interesse), che riconosceva al correntista debitore il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla chiusura, di tutti gli indebiti pagamenti ricevuti dalla banca con gli addebiti trimestrali di illecite competenze. ADUSBEF, con il suo Presidente Sen. Elio LANNUTTI e con il suo Vice l'avv. Antonio TANZA (difensore dei correntisti sia dinanzi alla Consulta, che dinanzi alle S.U.) ha combattuto da sola contro tutto il ceto bancario. La norma violava vari principi costituzionali, tra cui quello di ragionevolezza ed uguaglianza, nonché i principi delle norme della CEDU. E' l'ennesima sberla che i consumatori riescono a dare ai governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno dimostrato grande attenzione alle caste ed ai potentati. Fortunatamente i consumatori hanno dalla loro parte la Giustizia, come hanno dimostrato le S.U. della Cassazione ed oggi la Corte Costituzionale. Lannutti e Tanza dedicano questa ennesima vittoria, che dà diritto ai meritati rimborsi a migliaia di consumatori usurati dalle banche, a tutti i cittadini ed utenti strozzati dal sistema creditizio ed "impiccati" sull'altare del profitto e dell'illegalità.
Anatocismo. Istruzioni per l’uso. Richiesta di rimborso.
1) Quali conti sono interessati e per quale periodo? Sono coinvolte tutte le aperture di credito utilizzate con scoperto di conto (quindi tutti i conti in rosso affidati o no). I conti attivi non sono interessati. Il periodo interessato al ricalcalo/rimborso inizia a decorrere dalla data di apertura del rapporto bancario (ovvero dal primo ingresso in banca, anche se avvenuto negli anni ’50), sino ad oggi.
2) Se il conto è stato chiuso? Non si ha diritto al rimborso se il conto è stato chiuso oltre 10 anni fa: cioè per tutti i conti chiusi dopo l’aprile 2002 il recupero è dovuto. Se il conto è stato chiuso da non oltre 10 anni il diritto non è prescritto.
3) Che cosa si deve fare? Si richieda il rimborso alla banca utilizzando il fac simile predisposto da Adusbef e present...
»Sen. Elio Lannutti: intervento al Senato in vista dell'approvazione della
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio (che non c'è), noi avevamo dato fiducia a un Governo che aveva promesso equità e che aveva promesso di risanare i conti pubblici, di effettuare i tagli agli sperperi e agli sprechi e che addirittura avrebbe combattuto le cricche, quelle stesse che sono annidate e consolidate al suo interno. Il Governo non fa assolutamente nulla, non accogliendo alcuni emendamenti e ordini del giorno che avevamo presentato per cercare di correggere la manovra. Noi avevamo presentato, signor Presidente del Consiglio (che non c'è), un emendamento specifico: ci sono pensionati ai quali vengono spostate le pensioni di sei o sette anni. L'avevo già evidenziato in Commissione: questo Governo di tecnici, di ottimati e di burocrati, di oligarchi e di banchieri c'è mai salito sulle impalcature di un cantiere? Si è mai recato in una fabbrica? Lo conosce il dramma di chi a cinquant'anni perde il proprio lavoro e addirittura si ritiene colpevole, a causa delle conseguenze dell'operato della cricca dei bangster e dei banchieri, che ha emesso denaro dal nulla? Ieri, in Commissione finanze, è stato audito il professor Uckmar per un'indagine conoscitiva; in quell'occasione egli ha definito i banchieri gangster. È stato il professor Uckmar, non Lannutti, non gli estremisti, senatore Morando. (Applausi dai Gruppi IdV e LNP). Sono lieto di essere estremista se difendo e tutelo i diritti dei consumatori e dei risparmiatori, truffati dalle banche. Signor Presidente del Consiglio (che non c'è), oggi, non il mio giornale, ma uno di quei giornali afflitti da quello che Sylos Labini chiamava servilismo mediatico e da cupidigia per il servilismo, a pagina 30, nella sezione «Imprese e mercati», in un articolo di Giovanni Pons, intitolato "BPM, clienti in rivolta per il bond trappola", scrive: «Sono una pensionata di Tavernerio in provincia di Como. Alla fine del 2009 sono andata presso lo sportello BPM dove ho il conto per investire 120.000 euro e mi avevano proprio consigliato queste obbligazioni (convertendo) della banca stessa. Non ricordo se la banca mi avesse fatto firmare dei moduli (...). Mi sono fidata e ora leggo che il 70 per cento dei miei sudati risparmi vanno in fumo». Ce ne sono tantissimi altri di questi episodi e noi siamo lieti di essere estremisti se difendiamo quei diritti, quelli dei lavoratori, dei risparmiatori che si sono sudati i soldi, hanno fatto sacrifici, hanno investito la propria misera liquidazione in bond truffa, con gli organi di vigilanza contigui alle banche, collusi con gli interessi dei banchieri. E noi dovremmo dare fiducia a questo Governo, su una manovra che va a incidere sempre sulla povera gente, sempre sui pensionati? Dicono che c'è sempre tempo, che questa è la prima fase. La manovra è da 20 25 miliardi di euro. Se volevate recuperare 21 miliardi di euro avevate una strada certa, s...
Care amiche, cari amici, cari iscritti, soci e simpatizzanti,
quest’anno ADUSBEF, associazione a difesa dei consumatori e degli utenti, particolarmente specializzata nel settore bancario, finanziario, assicurativo, compie 24 anni. Da quando nacque, il 13 maggio 1987, Adusbef ha sempre combattuto aspre battaglie in difesa dei diritti dei cittadini in ogni settore consumerista con gli esclusivi contributi degli iscritti, perché ha sempre rifiutato contributi e prebende dei privati, che possono condizionare anche indirettamente l’attività. Le battaglie giudiziarie di Adusbef note a tutti, hanno sconfitto l’arroganza delle banche, che per oltre mezzo secolo hanno aggirato un preciso articolo del codice civile sull’anatocismo, dando luogo ad una fiorente attività di capitalizzazione; hanno aiutato milioni di cittadini a rinegoziare interessi troppo elevati sui mutui a tasso fisso; hanno avuto ragione nei Tribunali annullando centinaia di contratti capestro sui bond Cirio, Parmalat, tango bond argentini; Adusbef ha denunciato le malefatte dei “furbetti del quartierino” capeggiati dall’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e dell’ex presidente della Consob Lamberto Cardia, con il figlio Marco a libro paga di Giampiero Fiorani e della ex Banca Popolare di Lodi. Ci battiamo contro la Banca d’Italia ed il Governatore Mario Draghi,ex vice presidente di Goldman Sachs, ed il capo della vigilanza Anna Maria Tarantola, grandi protettori degli esclusivi interessi dei banchieri; contro il potere delle banche di affari, delle agenzie di rating e delle colluse autorità vigilanti (Fed,Bce,Bankitalia,ecc.),che hanno distrutto dal 7 luglio 2007,inizio della crisi dei sub-prime,ben 32 milioni di posti di lavoro (Fonte: Strauss Kahn - FMI). Le denunce di Adusbef nei Tribunali, hanno costretto Bankitalia ad inibire le carte revolving con tassi da strozzo dell’American Express e porteranno quasi certamente (Procura di Trani,PM Michele Ruggiero) alla condanna dei report fasulli, emessi il 6 maggio 2010,dall’Agenzia di rating Moody’s; alla tutela degli investitori in titoli tossici come Lehman Brothers, pubblicizzati come affidabili sul sito posticcio dell’Abi ”Patti Chiari”. L’avv. Tanza,vice-presidente Adusbef ha sollevato il 28 febbraio 2011,eccezione di incostituzionalità del decreto milleproroghe,che cancella con un colpo di spugna i diritti sanciti da sentenze consolidate delle Sezioni Unite di Cassazione, sugli interessi illegali applicati per mezzo secolo dalle banche,denominati “anatocismo”, per fa cassare la norma vergogna scritta sotto diretta dettatura di Mario Draghi (Bankitalia) e Giuseppe Mussari (ABI) inserita di notte al decreto da parte di un ministro dell’Economia e di un Governo, tra i più fedeli camerieri dei banchieri. La forza dell’Adusbef risiede nella sua indipendenza ed autonomia più assoluta dal potere economico e nella libera volontà contributiva-associativa dei concittadini, che ci permette di non av...
»..solito Elio Lannutti, il presidente di Adusbef che ha deciso di dedicare la sua vita a rompere i coglioni alle banche, a Finmeccanica e alle Poste.
È PROBABILE CHE I CONSIGLIERI DI POSTE OGGI DECIDANO DI INTRAPRENDERE UN'AZIONE LEGALE NEI CONFRONTI DI IBM. ED È ALTRETTANTO PROBABILE CHE INVECE DI FAR ROTOLARE SUL TAVOLO LA TESTA DI SARMI, QUALCUNO CHIEDA DI DECAPITARE AGOSTINO RAGOSA Questa notte Massimo Sarmi è riuscito finalmente a dormire per alcune ore. La catastrofe informatica degli uffici postali sembra almeno per il momento risolta e l'ingegnere di Malcesine è grato ai 130 tecnici che per quattro giorni hanno lavorato per ripristinare l'operatività del sistema. Oggi il manager dovrà misurarsi con il consiglio di amministrazione e dare spiegazioni esaurienti sul fattaccio che ha compromesso l'immagine del Gruppo. Alle sue orecchie generose è arrivato lo strillo della Lega che per bocca di un suo parlamentare ha detto: "dovremmo trovare i piccioni per spedire le lettere", un grido d'allarme unito a quello del solito Elio Lannutti, il presidente di Adusbef che ha deciso di dedicare la sua vita a rompere i coglioni alle banche, a Finmeccanica e alle Poste. In un piccolo trafiletto sulla prima pagina di "Finanza&Mercati" si chiede di spedire un telegramma di licenziamento al povero Sarmi, ma da quando Dagospia nella sua infinita miseria ha messo il dito sulle prestazioni fornite da IBM negli ultimi sei anni, il tiro si è spostato sulla défaillance dell'azienda americana che ha preso in contropiede lo sponsor Sarmi. È probabile che i consiglieri di Poste oggi decidano di intraprendere un'azione legale nei confronti di IBM e delle altre aziende del consorzio che hanno messo in piedi l'architettura informatica centrale e periferica. Ed è altrettanto probabile che invece di far rotolare sul tavolo la testa di Sarmi, qualcuno chieda di decapitare Agostino Ragosa, il 51enne ingegnere salernitano che ha la responsabilità più grossa nella gestione dell'intero sistema. Costui è noto per la sua enorme devozione a padre Pio e per il pellegrinaggio che ogni anno fa a Pietralcina sulla tomba del santo, ma in questo caso dovrà difendere le scelte per IBM con un fervore che va oltre la preghiera. E non sarebbe male se tra gli argomenti per sopravvivere tirasse fuori una email in cui pare che la stessa IBM un paio di mesi fa abbia allertato le Poste "a non andare in esercizio perché il sistema non è ancora a punto". Questa raccomandazione nulla toglie alle ombre e ai dubbi sulla lunga sequenza di appalti che dal 2005 sono stati assegnati al colosso informatico Big Blue fino alla mega-commessa da 150 milioni che finirà nel fascicolo della Procura di Roma. Da DAGOSPIA 09.06.2011
»CONSOB: altra sberla dalla Corte d'Appello di Roma
La Corte d'Appello di Roma 1°Sezione Civile Volontaria Giurisdizione Presidente e Relatore Cons. Corrado Mafffei ha accolto il ricorso di ADUSBEF difesa dagli avv.ti Antonio Tanza, Marisa Costelli e Lucio Golino avverso alla delibera 17071 con cui Consob aveva sanzionato Adusbef e il suo presidente Lannutti per Manipolazione dei mercati ex art. 187 ter d.lgs 58/98 TUF su esposto UNICREDIT, a seguito di una dichiarazione del Presidente di ADUSBEF sull'esposizione della banca dell'allora AD Profumo sui derivati comminando l'ingiunzione di pagamento di €100.000. Il dispositivo della sentenza é stato letto in udienza. SCARICA LA SENTENZA La sentenza fa il paio con quella della Corte d'Appello di Perugia del 10.06 - 28.09. 2010 che aveva accolto il ricorso di Lannutti avverso alla medesima delibera. Si attende il colpo di grazia della Cassazione dopo che CONSOB, non paga delle figuracce rimediate, masochisticamente ha impugnato il pronunciamento di Perugia.
Il Fatto quotidiano 20-10-2011 Dai mutui ai derivati. L’inchiesta Euribor dell’Antitrust europeo rischia di travolgere la finanza. Di Matteo Cavallito
L’accusa è grave: false comunicazioni sui costi dei prestiti interbancari con l’obiettivo di alterare il tasso di interesse di riferimento del mercato europeo. Una violazione della norme antitrust che rischierebbe di manipolare un mercato potenzialmente enorme, nell'ordine di migliaia di miliardi Di chiaro, per ora, c’è solo la definizione del possibile reato: manipolazione del tasso di riferimento europeo, l’Euribor, attraverso la costituzione di un cartello tra gli istituti continentali. Tecnicamente una forma di illecita concorrenza. Per il resto è un intreccio di indiscrezioni – poche, anzi pochissime – e di ipotesi, per lo più inquietanti, alimentate da preoccupanti analogie con il recente passato. Con una mossa a sorpresa, la Commissione antitrust europea ha perquisito ieri le sedi di alcuni istituti associati all’Ebf, la European Banking Federation. A renderlo noto è stata la stessa commissione che, tuttavia, non ha voluto fornire ulteriori dettagli. Lasciando così campo libero all’immaginazione ragionata degli osservatori.
Difficile, per il momento, capire la reale portata dell’inchiesta. Ma qualche punto fermo può già essere individuato. L’Euribor è un tasso di riferimento interbancario, frutto delle media dei tassi applicati sui prestiti tra le banche stesse. In pratica un indicatore primario del costo del denaro che influenza tanto il mercato retail (i prestiti concessi dalle banche alle famiglie e ai piccoli risparmiatori) quanto il resto del comparto (società finanziarie, grandi investitori). In Europa, le banche coinvolte nel suo calcolo, e quindi potenzialmente oggetto dell’inchiesta, sono 44 distribuite su 15 Paesi. A quanto si apprende oggi, però, l’indagine si starebbe svolgendo in non più di 10 Stati, il che, di fatto, restringerebbe comunque il campo.
Nelle ultime ore hanno iniziato a circolare i nomi di Deutsche Bank e di Ubs (ovvero della sua filiale olandese) ma al momento non esistono ancora conferme ufficiali. L’ipotesi di reato è però chiara. Il sospetto è che una parte degli istituti facenti capo all’Ebf abbia comunicato dati falsi sui tassi applicati ai prestiti interbancari. Manipolando così alla fonte la definizione dell’indice di riferimento con l’obiettivo di ottenere un vantaggio sul mercato dei mutui a tasso variabile che all’Euribor sono indicizzati. In sintesi, siccome l’interesse complessivo su questo genere di prestiti è calcolato sommando uno spread fissato dalla banca e il tasso di riferimento europeo, è lecito temere che qualora quest’ultimo fosse stato manipolato, una buona parte della clientela del vecchio continente (tra cui per lo meno una quota delle 400mila famiglie italiane che ogni anno accendono un mutuo variabile) possa essersi trovata a pagare un interesse eccessivo. Garantendo alle banche un profitto extra del tutto illegittimo.
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La legge antiusura, 108/96 che prevede tassi soglia per tipologie di prestiti per verificare se un prestito è usurario, approvato 15 anni fa sotto la spinta delle associazioni dei consumatori,del volontariato e della Chiesa e che ha funzionato benissimo per inchiodare gli strozzini legalizzati alle loro responsabilità, ha le ore contate per precise responsabilità del ministro dell'economia Tremonti, il più fedele esecutore degli interessi illegali dei banchieri che avevano chiesto da tempo,già nel decreto milleproroghe di smantellare la sentenza di Cassazione sull'anatocismo e di aumentare i tassi di interesse usurari,per consentire alle banche di macinare profitti,stock option e laute prebende, sulla pelle delle famiglie strozzate e delle piccole e medie imprese. E' una delle più gravi vergogne delle tante di un Governo cameriere dei banchieri, spacciare per aiuti alle famiglie che non possono pagare le rate dei mutui, rinviando di qualche mese l'agonia con il conteggio degli interessi che maturano e dovranno poi essere pagati,per pacchetto sviluppo, vera e propria elemosina in cambio dello smantellamento della legge antiusura del 1996,che riformando l'art.644 del codice penale in merito allo stato di bisogno, prova diabolica e di difficile individuazione, aveva inserito il tasso soglia per tipologia di prestiti per determinare il reato di usura. Adusbef e Federconsumatori, nel denunciare lo scippo con destrezza di un Governo nemico acerrimo di consumatori e risparmiatori che nei suoi tre anni di esistenza,ha smantellato la class action, cancellato il pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni approvando controriforme a misura di assicuratori e potentati economici, elargito finanziamenti ai signori banchieri sottraendoli ai più bisognosi,ai pensionati ed alle famiglie stremate, ritengono inaccettabile ed illegale aumentare per legge i tassi di interesse per compiacere i signori banchieri,la cui avidità,spregiudicatezza ed azzardo morale è senza alcun limite. A fronte dei costi di gestione dei conti correnti pari a 295 euro,contro una medi a di 114 della media europea,di tassi sui mutui più alti dello 0,52%, dei tassi per il credito al consumo più elevati dell'1,90 per cento (dati ultimo bollettino BCE) di tassi sui depositi dello 0,025% con un tasso di riferimento dell'1,25%, le banche italiane non si accontentano di praticare tassi di interesse fino al 29 per cento, vogliono che il governo trucchi le carte per favorire i loro sporchi interessi. Con crediti personali al tasso del 10,93%, crediti revolving del 17,39%, finanziamenti alle famiglie regolati al 12,60%,cessione del quinto dello stipendio al 13,710%,i signori banchieri capeggiati dall'Abi adusi ad erogare allegri affidamenti ai loro amici e sodali,non si accontentan...
»Derivati: per le banche un buco da 52 miliardi Swap, in Italia conto da 52 miliardi di Marcello Frisone e Laura Serafini da Il Sole 24 ore del 1 maggio 2011 È un dato quasi certo: i disastri dei derivati ingegnerizzati nel mondo anglosassone non sono stati "importati" dalle banche italiane nei propri bilanci, come invece è successo a tanti altri istituti di credito stranieri. È altrettanto quasi certo, però, che le grandi banche italiane non hanno resistito ai lauti profitti consentiti da altri derivati Over the counter (Otc, scambiati cioè fuori da mercati regolamentati) di "copertura" contro il rialzo dei tassi di interesse venduti a enti territoriali, imprese, società finanziarie e piccoli istituti di credito nostrani. Al 31 dicembre scorso, infatti, le perdite potenziali sui derivati Otc del "sistema Italia" nei confronti degli istituti di credito (italiani e quelli esteri con filiali nel nostro paese) sono di 52,2 miliardi di euro. È questa cioè la cifra complessiva che i sottoscrittori di questi contratti dovrebbero versare ai grossi istituti di credito operanti nel nostro paese nel caso in cui decidessero (oppure fossero costretti a farlo) di chiudere anticipatamente gli swap. Adesso, parlare di derivati "tossici" in Italia, così come lo si è fatto per quelli delle banche straniere che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 è improprio; ma si può tranquillamente parlare di vita "intossicata" per le migliaia di imprese (ma anche enti locali e società finanziarie) che stanno lottando giorno dopo giorno (o meglio semestre dopo semestre) con le rate da pagare sugli swap (sulla cui efficienza i tribunali si stanno man mano esprimendo), con la crisi economica nonché con la spada di Damocle dell'attuale valore di mercato negativo dello swap che con molta probabilità lo sarà anche alla scadenza tra qualche anno. Ma andiamo con ordine.
Il buco potenziale Come detto, le perdite potenziali complessive sui derivati ammontano a 52,2 miliardi. La variazione rispetto al trimestre precedente è del 31% (da 75,8 miliardi): questo dato può essere imputato per la maggior parte alla effettiva materializzazione delle perdite dovuta alla chiusura dei contratti e per il resto dalla variazione dei tassi d'interesse. I dati tratti dalla base informativa pubblica di Bankitalia non finiscono mai di stupire sul "fenomeno" derivati (swap sui tassi d'interesse e, in minima parte, sui tassi di cambio): il calo del 31% del periodo ottobre-dicembre 2010 è notevole ma è anche il primo così consistente dal 2005; bisogna dire che anche l'aumento del 26% nel trimestre aprile-giugno è stato sorprendente. Insomma, in pochi mesi la variazione di 23,6 miliardi è davvero una cifra enorme.
Rischi e costi occulti Dai dati Bankitalia si trae un'altra considerazione: esiste un rischio di controparte (improbabile ma non impossibile) per le banche di ben 52,2 miliardi e che nel corso di sei anni (dal 2005 vengono rese note le perdite in derivati in Centrale Rischi di Bankitalia) le perdite sono man mano cresciute ...
Nuova sconfitta di Unicredit in un processo sui derivati; dopo il Comune di Rimini, questa volta è Ortona (Chieti) ad avere la meglio sull'istituto di Piazza Cordusio, con una sentenza che va dritta al cuore dei problemi trattati anche nel processo sugli swap milanesi contro quattro banche (Jp Morgan, Depfa, Ubs e Db), 11 loro funzionari e due esponenti del Comune (Palazzo Marino è parte civile): quello del «costi impliciti» nei contratti. La pronuncia 5118/2011 della VI sezione civile del Tribunale di Milano (presidente Laura Cosentini, relatore Francesco Ferrari) ha annullato tre collar swap stipulati il 10 gennaio 2006 fra UniCredit e il Comune abruzzese, a cui è stato riconosciuto un risarcimento da quasi 345mila euro. La nullità è stata decisa per il fatto che al momento della sottoscrizione i tre contratti avevano un valore negativo per il Comune, ma gli amministratori locali non ne erano stati informati preventivamente e il «rosso» non era stato nemmeno compensato con un upfront (il versamento iniziale nei confronti dell'ente sottoscrittore che spesso ha accompagnato l'avvio di swap "pubblici). La materia è complessa, e bisogna essere cauti con i parallelismi (il processo sui derivati milanesi è anche in sede penale). Rispetto alla sentenza riminese, l'aumento di "peso" della decisione è comunque netto. Le motivazioni, che saranno depositate nei prossimi giorni, dovranno andare a fondo nella spiegazione dei «costi occulti», accanto all'inefficienza dei cap (tra il 7% e il 9%) e dei floor (tra il 4% e il 5%) posti nel collar (corridoio) swap. Nel giugno 2008 (l'Euribor viaggiava infatti oltre il 5%), il mark to market dei derivati di Ortona (valore potenziale di mercato in caso di chiusura dei contratti) era negativo per due milioni. L'ente decide quindi di chiedere al Tribunale di Milano (competente da accordo) la nullità dei contratti e la restituzione dei flussi fino ad allora pagati (37.600 euro). La banca respinge ogni addebito, e produce una perizia in cui si sostiene che i contratti avessero un valore iniziale pari a zero, quindi perfettamente in equilibrio tra le parti. «Nel corso della causa - sostiene Massimiliano Palumbaro di Cfi Advisors di Pescara - ha però preso piede la nostra tesi dei costi occulti di 380mila euro applicati al Comune, confermati dalla perizia del consulente nominato dal Tribunale». Il fatto di non aver dichiarato «questi valori negativi di partenza - aggiunge Duilio Manella, avvocato del Comune di Ortona - è stato ritenuto in contrasto con i principi fissati dall'articolo 41 della legge 448/01». UniCredit, dal canto suo, attende le motivazioni e si riserva di ricorrere in appello. A Palazzo di Giustizia intanto continua il processo sugli swap milanesi, che sono tra l'altro stati investiti dalla corsa degli spread trascinata dai titoli di Grecia e Portogallo e sono tornati a registrare un mark to market negativo (in...
»CONSOB responsabile dei disastri e delle malversazioni delle SIM - Lo ha stabilito la S.C. Cassazione con la sentenza n° 6681.2011
"L' attività della pubblica amministrazione, ed in particolare della CONSOB, ENTE PUBBLICO DI GARANZIA DI CONTROLLO E VIGILANZA SUL MERCATO DEI VALORI MOBILIARI E SULLA RACCOLTA FINANZIARIA DEL RISPARMIO, deve svolgersi nei limiti e con lo esercizio dei poteri previsti dalle leggi speciali che la istituiscono, ma anche della norma primaria del neminem laedere, in considerazione dei principi di legalità imparzialità e buona amministrazione dettati dallo art. 97 della Costituzione in correlazione con lo art. 47 prima parte della Costituzione; pertanto la Consob è tenuta a subire le conseguenze stabilite dall'art. 2043 c. c. atteso che tali principi di garanzia si pongono come limiti esterni alla sua attività discrezionale, ancorché il sindacato di questa rimanga precluso al giudice ordinario. L'illecito civile, per la sua struttura, segue le comuni regole del codice civile anche per quanto concerne la cd imputabilità soggettiva, la causalità, l'evento di danno e la sua quantificazione. (cfr. Cass. 2001 n.3132; 2001 n.12672; 2003 n.1191 e vedi Cass. SO 9 marzo 2007 n.5396 sui poteri di controllo e di autonomia della CONSOB)". E' questo il principio sancito dalla sentenza n° 6681/2011 della 3° Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione - Mario Rosario Morelli (Presidente) e Giovanni Battista Petti (Relatore). A quando una pronuncia analoga nei confronti della Banca d'Italia? Nel riquadro Lamberto Cardia all'epoca Presidente CONSOB ed attuale Presidente di Ferrovie dello Stato ed il figlio Marco, avvocato e consulente prezzolatissimo di molte società quotate e che avrebbero dovuto essere soggette al controllo del padre....