GOLDMAN SACHS: LA SPECTRE CHE GIOCA CON I DERIVATI SUI DESTINI DEL MONDO. ASSOLDANDO E PREZZOLANDO TUTTI (O QUASI)

POTERI MARCI GLOBALI – GOLDMAN SACHS (DOPO LE ORGIE DI DERIVATI E GRASSE COMMISSIONI) CERCA LA VERGINITA’ PERDUTA CON NUOVE REGOLE PER LA “TRASPARENZA DELLE OPERAZIONI” – IN GRECIA ANCORA BESTEMMIANO PER I CONSIGLI DELLA SOCIETA’ DI BLANKFEIN CHE, IN CAMBIO DI SUPER PARCELLE, CREO’ DERIVATI PER TAROCCARE I CONTI GRECI AGLI OCCHI DELL’EUROPA – ALLA GOLDMAN è STATO IMPEDITO, PER IRREGOLARITA’, DI VENDERE LE AZIONI FACEBOOK E S’E’ BECCATA PURE UNA MAXI-MULTA DA 550 MLN DI EURO… Antonio Carlucci per "l'Espresso" . Tratto da www.dagospia.it Che notte, la notte di martedì 16 novembre 2010. L'epilogo di una giornata che non scorderanno mai più. Cominciata con una telefonata di buon mattino da parte di Lloyd Blankfein, il grande capo di Goldman Sachs, che annunciava la lieta novella: da quel giorno 110 dipendenti diventavano partner della più grande banca di affari del mondo. Più di una promozione, più di una medaglia sul campo, più dello stipendio da 600 mila dollari l'anno e il diritto a partecipare alla distribuzione dei guadagni della società sotto forma di bonus. Erano finalmente entrati nella grande famiglia che decide i destini di una società come di un governo, il buon esito di una fusione come il successo della quotazione in Borsa. E la notte fu festa, descritta da Bess Levin, la più impertinente blogger di Wall Street che imperversa su DealBreaker, come fosse l'iniziazione a una di quelle fratellanze che sono diffuse nei college d'America e che legano i destini di persone diverse per una vita. A distanza di tre mesi, i 110 partner di Goldman Sachs sono ancora più contenti. L'annuncio di fine gennaio del bonus 2010 è stata la conferma di far parte davvero della Goldman family. Il premio medio è stato di 430 mila dollari, più basso di quello del 2009 (498 mila dollari), ma più alto di quello dell'annus horribilis 2008, quando si fermò a 400 mila. La speranza, adesso, è che la Goldman sia sulla strada per tornare all'età dell'oro, come nel 2007 quando il bonus medio fu di 600 mila dollari. Che anno formidabile, il 2007. La Goldman Sachs finì sulle prime pagine di tutto il mondo per i regali a otto zeri tra contanti e azioni della società che erano stati intascati dal vertice della banca d'affari. Lloyd Blankfein, il numero uno, in azienda dal 1981 e al vertice dal 2006, oltre ai 600 mila dollari di stipendio annuale, ricevette un premio di quasi 67,2 milioni di dollari: 26 milioni e 800 mila in contanti, 41 milioni in azioni.Poi arrivò lo tsunami della recessione e anche Blankfein tirò la cinghia, niente bonus per il 2008, solo 9 milioni l'anno successivo e 12, 6 per il 2010. La crisi, però, si portò dietro l'interrogativo (al quale non c'è ancora una risposta unanime e convincente) su che cosa erano diventate entità come la Goldman Sachs. Questa società globale, che ha dato agli Stati Uniti due ministri del Tesoro - Robert Rubin con Blill Clinton e Henry Paulson con George W. Bush - non è più esclusivamente una banca d'investimento (fu fondata con questo mandato nel 1869 ed è stata quotata in Borsa nel 1999), non è soltanto una società di trading per conto terzi, non è semplicemente un consulente finanziario di governi piccoli e grandi. È tutto insieme, uno sviluppo che l'ha resa una potenza finanziaria e politica di livello mondiale, guidata negli anni del suo massimo splendore - e poi della crisi - da Blankfein. Classe 1941, ebreo figlio di un impiegato delle poste e di una centralinista, cresciuto nelle case popolari del Bronx, è arrivato, grazie alle sue qualità e a una borsa di studio, a laurearsi in legge a Harvard. Oggi Blankfein possiede azioni della Goldman Sachs per oltre 600 milioni di dollari, una casa a Central Park West e una villa agli Hamptons. Ma è un uomo che non deve aver capito fino in fondo che cosa è successo nella società per la quale lavora e nel paese nel quale vive. Se si ripercorrono alcune delle sue sortite degli ultimi due anni appare netto il divario tra il Blankfein cittadino americano e il Blankfein numero uno di Goldman Sachs. Nel novembre del 2009, molti mesi dopo l'inizio della crisi, è stato capace di pronunciare queste parole davanti a una commissione del Congresso: "Abbiamo partecipato a cose che erano chiaramente sbagliate". Negli stessi mesi, quando il peggio della crisi sembrava passato anche grazie a due iniezioni di soldi del governo (10 miliardi di dollari del cosiddetto Tarp e altri 13 per togliere dal mercato titoli spazzatura targati Aig), la sua tesi è stata questa: "Francamente, tutti dovrebbero essere contenti delle buone performance della Goldman perché tutti ne beneficeranno". Forte della ricetta "ciò che è buono per Goldman Sachs è buono per l'America", Blankfein si è anche lasciato prendere la mano con l'inglese "The Times": "Faccio il lavoro di Dio". Poi se ne è pentito e ha fatto marcia indietro. Gli interessi della confraternita dei Goldman Boys sembrano essere sempre al primo posto nella scala dei valori. Tanto da fa sorgere la domanda: la Goldman Sachs facilita gli affari oppure i suoi interessi vanno oltre le commissioni che le spettano? In Grecia stanno ancora sperimentando sulla loro pelle i consigli della società globale presi per oro colato dal governo di centro destra che è stato al potere per dieci anni.I conti facevano acqua da tutte le parti? Goldman Sachs, in cambio di grasse commissioni e parcelle, creò dei derivati che fecero apparire virtuosa la conduzione dell'economia greca agli occhi dell' Unione europea e dei parametri di Maastricht. Il giochetto durò fin quando la finanza mondiale restò nuda. Qual è la morale nel business di finanzieri come Blankfein? Davanti ai senatori di una commissione di indagine del Senato il numero uno della società finanziaria rispose così sul caso che poi ha portato la Sec a infliggere una sanzione di 550 milioni di dollari a Goldman Sachs: "Io non credo che esista alcun obbligo di informare i clienti". Di che cosa? Che la Goldman aveva venduto dei derivati legati ai mutui immobiliari.Mentre faceva questo, nello stesso istante scommetteva sul crollo del mercato dei prestiti cui erano legati quei particolari prodotti finanziari. I clienti hanno perso montagne di soldi, la Goldman ha guadagnato. La Sec se ne è accorta in ritardo ma è comunque intervenuta sanzionando per frode la società. Barack Obama ha provato a mettere un po' di ordine in questo mondo. Il Congresso è riuscito ad approvare il Dodd-Frank Act che pone una serie di regole, a cominciare da quella che le banche i cui depositi sono assicurati presso il Tesoro (e la Goldman Sachs rientra nella categoria) non possono investire senza limiti le loro riserve. E ogni loro mossa viene analizzata con più attenzione.Proprio per questo, Goldman Sachs ha dovuto fare marcia indietro in una operazione che sulla carta poneva le basi di buoni guadagni nel breve termine e di grandissimi nel giro di un paio di anni: il collocamento privato a clienti di rango di 450 milioni di azioni di Facebook, che non è quotata e dovrebbe sbarcare a Wall Street nel giro di qualche anno. Alla fine del 2010 Goldman Sachs ha ottenuto da Facebook 450 milioni di dollari in azioni (portando il valore del social network a 50 miliardi di dollari) ma il progetto di rivenderle a clienti americani è stato bloccato perché aggirava una serie di regole a partire dal divieto per una società non quotata di avere più di 500 soci.Certo, regole più chiare e fatte rispettare assicurano meno profitti. Basta leggere i risultati 2010 per vedere come i guadagni dell'area trading siano diminuiti mentre quelli legati all'investment banking sono rimasti eguali. Lloyd Blankfein sta provando comunque ad adeguarsi alla nuova situazione. A fine gennaio, a porte chiuse, sono state presentate ai dirigenti della società le 39 disposizioni interne sul modo di fare affari che dovrebbero assicurare come si legge nella prefazione "più trasparenza e più comunicazione". È l'inizio di una nuova era alla Goldman Sachs o semplicemente un aggiustamento perché tutto vada avanti come sempre? A Wall Street sono propensi a credere che la musica non cambierà se sullo spartito si modificano solo poche note. GOLDMAN SACHS IN CIFRE (dati 2010; tra parentesi i risultati 2009) Dipendenti 37.700 Ricavi totali 39 miliardi e 161 milioni di dollari (45,173) Profitto netto 8,3 miliardi di dollari (12,19) Dividendo per azione - 13 dollari e 18 centesimi (22,13) Fondo per i bonus - 15,4 miliardi di dollari (16,2)