COMUNICATO STAMPA Obbligazioni pecuniarie: rivalutazione monetaria e prova del danno nota ad ordinanza della Corte di Cass., sez. I, Pres. Cons. Campanile, rel. Cons. Acierno n. 9793 del 19 aprile 2018

La Cassazione Civile, con l'ordinanza odierna, ha confermato un controverso indirizzo della giurisprudenza di legittimità in materia di prova del danno da rivalutazione monetaria nelle obbligazioni pecuniarie.

La prima sezione della Suprema Corte, infatti, ha rigettato, in quanto manifestamente infondato, il ricorso presentato da Intesa San Paolo Spa avverso la decisione della Corte di Appello di Roma che aveva riconosciuto, senza necessità di ulteriore aggravio probatorio, la rivalutazione monetaria sulla somma liquidata al correntista ex art. 2033 c.c..

L'ordinanza in commento si pone sulla scia dell'alleggerimento dell'onere della prova per il creditore, enunciato dalle storiche Sezioni Unite del 2008 (S.U. n. 19499/2008), secondo cui “ il maggior danno di cui all'art. 1224. 2 comma c.c., può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore ai dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la sua qualità soggettiva o l'attività svolta”.

La Suprema Corte ha affermato, pertanto, che la Corte d'appello ha fatto buon governo dei principi sanciti dalla giurisprudenza di legittimità in tema di prova del maggior danno: il creditore non sarà tenuto a fornire alcuna prova specifica del danno causalmente ricollegabile alla svalutazione monetaria. Sarà dunque il debitore a dover, eventualmente, provare una situazione opposta a ciò che normalmente accade, ossia l'uso antinflattivo del denaro da parte del creditore.

In un periodo storico in cui correntisti risultano sempre più vessati dai comportamenti illegittimi degli istituti di credito e dalla legislazione di settore, la decisione della Suprema Corte costituisce uno spiraglio di salvezza: si apre la strada ad una valutazione di favore nei confronti del creditore-correntista che, dopo aver subito nella tenuta del conto corrente da parte della banca una serie di irregolarità, quantomeno non è ulteriormente aggravato dall'onere probatorio del maggior danno.

Dopo un governo filobancario che dal 2016 ha massacrato le famiglie italiane immolandole sull'altare costruito dal potere bancario, influenzando pesantemente anche la giurisprudenza (si pensi alla “macelleria sociale” innescata dalla “buona prassi” del tempestivo recupero dei crediti incagliati ad opera delle sezioni immobiliari dei vari Tribunali che svendono le case degli italiani ai fondi di investimento, spesso anche con composizione estera ), ora il vento è cambiato e si inizia a respirare un'aria nuova, pulita che segnerà il destino del nostro paese.

Avv. Antonio Tanza presidente Adusbef

Roma, 19.4.2018