DERIVATI: ADUSBEF COSTITUITA UDIENZA CORTE DEI CONTI DEL 19 APRILE,CHE CHIEDE DANNI ERARIALI PER 4,1 MLD DI EURO A MORGAN STANLEY ED EX MINISTRI E DIRIGENTI DEL TESORO GRILLI, SINISCALCO, CANNATA, LA VIA.

DERIVATI: ADUSBEF COSTITUITA UDIENZA CORTE DEI CONTI DEL 19 APRILE,CHE CHIEDE DANNI ERARIALI PER 4,1 MLD DI EURO A MORGAN STANLEY ED EX MINISTRI E DIRIGENTI DEL TESORO GRILLI, SINISCALCO, CANNATA,LA VIA.

Il sostituto procuratore della Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti dr. Massimiliano Minerva, ha deciso di citare in giudizio (udienza il 19 aprile 2018), Morgan Stanley e quattro alti dirigenti del Tesoro per un danno erariale di 4,1 miliardi di euro. Tra fine 2011 e inizio 2012, il ministero dell'Economia aveva versato alla banca americana 3,1 miliardi di euro in conseguenza di una clausola capestro per lo Stato, di “Additional termination event” presente in alcuni contratti. La clausola, secondo la Corte dei Conti, consentiva la risoluzione anticipata dei contratti a discrezione di Morgan Stanley: al verificarsi di alcune condizioni la banca poteva farsi restituire il valore di mercato dei contratti, imponendo ingenti costi allo Stato. I derivati hanno avuto, tra 2013 e 2016, un impatto negativo sul bilancio pubblico di 24 miliardi di euro, configurando palese riprova di intrecci incestuosi e conflitti di interessi coi dirigenti del Tesoro, successivamente assoldati dalle banche di affari, procurando ingenti danni sempre a spese della collettività.

La Corte dei Conti ha ravvisato che alcuni dei contratti “evidenziavano profili speculativi che li rendevano inidonei alla finalità di ristrutturazione del debito pubblico – l'unica consentita dalla normativa per operazioni in derivati – non essendo ammissibile per lo Stato, investitore pubblico, assumersi rischi rilevantissimi”. Secondo la Corte dei Conti la banca d'affari americana sarebbe responsabile del 70% dei danni causati, mentre il restante 30% è ripartito in gran parte in capo all'ex direttore del debito pubblico Maria Cannata (1 miliardo di euro), al suo predecessore Vincenzo La Via, agli ex direttori del Tesoro ed ex ministri dell'Economia Domenico Siniscalco (approdato a Morgan Stanley dopo aver fatto il ministro con Berlusconi) e Vittorio Grilli, assoldato da JP Morgan alla fine del suo mandato direttamente dal dicastero del Governo di Mario Monti.

Il codicillo del contratto prevedeva che a partire dal 2011, e successivamente ogni cinque anni in caso di peggioramento del rating dello Stato italiano, la banca avrebbe potuto chiedere la chiusura del contratto. Nel 2011 non si presentò l'occasione, ma ad inizio del 2012, con la danza degli spread ed il magico insediamento di Mario Monti a fine 2011, direttamente dalla banca di affari Goldman Sachs di cui era consulente, dopo la nomina a senatore a vita dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed incaricato di formare un governo tecnico, la banca presentò il conto, incassando 3,1 mld di euro.

Ai dirigenti del Tesoro, viene contestata la negligenza, in particolare alla Cannata, per aver “addirittura mostrato di non conoscere fino al 2007 l'esistenza di una clausola Ate (Additional termination events, quella che consente l'estinzione anticipata, ndr), la cui presenza aumentava a dismisura i rischi insiti nelle operazioni finanziarie che si andavano a compiere con quella controparte e che snaturava completamente la causa concreta stessa dei contratti, mostrando in tal modo di non comprendere il livello reale del rischio e delle perdite a cui esponeva lo Stato”.

“Sostanziale inadeguatezza delle strutture ministeriali, soprattutto per quanto riguarda la valutazione del rischio. Controlli interni inadeguati o assenti. Una gestione sconcertante, perché l'amministrazione al momento della sottoscrizione di prodotti finanziari non è pienamente consapevole delle alee che assumeva. Comportamenti omissivi del Tesoro e della responsabile del debito pubblico, Maria Cannata”. Parole dure del sostituto procuratore della Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti Massimiliano Minerva, in audizione davanti la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche sullo scandalo dei derivati sul debito pubblico (perdita potenziale di 31,8 mld di euro su un nozionale di 135,13 mld di euro, con un buco stimato di 37,9 mld euro sottoscritti dal ministero dell'Economia con le banche d'affari a partire dagli anni Novanta.

Contratti che sulla carta avrebbero dovuto tutelare lo Stato italiano da eventi avversi come l'aumento dei tassi di interesse o dalla fluttuazione dei cambi, che si sono rivelati un salasso per le casse dello Stato, con un impatto negativo tra il 2013 ed il 2016 per ben 24 miliardi, pagati cash alle banche di affari, diversamente da altri paesi europei che hanno perso pochissimo, come la Germania (950 milioni di euro), o guadagnato come Belgio, Irlanda e la Francia, che ha conseguito 2,71 miliardi di euro di guadagni.

Solo per gli anni 2017-2020 l'ultimo Def ha calcolato una spesa di 15,2 miliardi, di cui ben 5,1 nel 2018, mentre Luca Piana, giornalista del settimanale L'Espresso, nel libro “La Voragine”, ha stimato che tra il 2016 e il 2021 le perdite saranno di 24 miliardi, l'esatto contrario della funzione di contratti swap e derivati nella gestione di finanziamenti come copertura contro gli sbalzi dei prezzi e l'eccessiva volatilità dei tassi di cambio, da parte di dirigenti, direttori generali e ministri dell'Economia, a cominciare da Mario Draghi nel 1994, con contratti denominati dal Tesoro "Duration Interest Rate Swap", una vera e propria scommessa, un azzardo morale per assecondare decisioni avventurose di ministri dell'Economia e direttori generali che invece di garantire l'Erario si sono garantiti il futuro nelle banche di affari, hanno platealmente favorito le banche vanificando così il risparmio sul debito garantito dalla moneta unica.

Oltre ai dirigenti del Tesoro, Morgan Stanley è colpevole di non aver svolto con diligenza il suo ruolo di specialista, un compito che viene regolato dalla legge. Gli specialisti non sono semplici collocatori di Buoni del Tesoro, devono contribuire alla gestione del debito pubblico, alle scelte di emissione 'anche mediante attività di consulenza e ricerca' (Dm 13 maggio 1999, n.219). Morgan Stanley, dunque, invece di aiutare il Tesoro a gestire il debito nel tempo, trovando di volta in volta le soluzioni migliori per ridurlo, decideva di azionare la clausola Ate commettendo secondo quanto scrive la Corte palesi violazioni dei principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione contrattuale. Adusbef nel sostenere i valori di legalità, trasparenza ed il coraggio del sostituto procuratore della Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti dr. Massimiliano Minerva, è impegnato ad impedire che nel futuro, gli ex direttori generali come Mario Draghi (assoldato da Goldman Sachs), Domenico Siniscalco (Morgan Stanley), Vittorio Grilli (JP Morgan), che hanno utilizzato le banche di affari come porte girevoli per appagare la loro smodata avidità di guadagno, di potere e dorate carriere, procurando così ingenti danni alla collettività, possano proseguire a spese dello Stato, il giro di giostra sulla pelle dei contribuenti saccheggiati, risparmiatori espropriati ed umiliati dal Governatore di Bankitalia Visco, con l'appellativo di ‘analfabeti funzionali'.