CONSOB: ALCUNA AUTOCRITICA DI VEGAS, NEL BILANCIO FALLIMENTARE DI 7 ANNI VISSUTI NELL'OPACITA'

COMUNICATO STAMPA

CONSOB: ALCUNA AUTOCRITICA DI VEGAS, NEL BILANCIO FALLIMENTARE DI 7 ANNI VISSUTI NELL'OPACITA'

Nel bilancio conclusivo di 7 anni, vissuti pericolosamente nell'opacità e finto decisionismo, Giuseppe Vegas ex viceministro dell'Economia, trasferito con il sistema delle porte girevoli dal governo Berlusconi a capo della Consob, non ammette alcuna autocritica, ma continua a vivere con il suo burocratico ed autoreferente apparato, in una second-life, incurante dei danni inferti a milioni di risparmiatori.

Quando si presentò al mercato ad inizio 2011, annunciò semplificazioni, discontinuità, maggiore trasparenza, il progetto “Più Borsa”, per aumentare la quotazione delle imprese a Piazza Affari, ottenendo una loro diminuzione sul listino principale da 272 di allora a 258 quotate oggi, nonostante fosse andato a prendere ordini da Mediobanca con Alberto Nagel che il 30 gennaio 2012 va in visita alla sede milanese della Consob, dove il presidente Giuseppe Vegas gli fornisce istruzioni su come confezionare l'intricata operazione Fonsai-Unipol in modo da farla approvare dall'organismo di vigilanza sui mercati finanziari.

Oltre alle polemiche del commissario Pezzinga sui favoritismi ad Unipol/Mediobanca nella contesa con Sator di Matteo Arpe per Fonsai/Ligresti; il fallimento dei bond subordinati bancari dai prospetti autorizzati (tra quelli azzerati delle quattro banche a quelli di Mps, Pop.Vicenza e Veneto Banca); con Vegas nel 2011, appena nominato alla Consob, di ritorno da un incontro con i banchieri, abrogò i prospetti informativi parafrasando ed inventando i bond da banco, come i farmaci; l'autorizzazione ai prospetti delle due banche venete con il lungo sonno sulla Popolare di Vicenza, multata con 9,1 milioni dopo ‘solo 6 anni'; il ripensamento sui derivati Alexandria del MPS, i cui bilanci falsi sono oggetto di indagini penali della Procura di Milano, con Alessandro Profumo e Fabrizio Viola rinviati a giudizio.

Quando la stessa Banca d'Italia, ammette nel 2015 dopo l'esproprio criminale del risparmio, che su 623 miliardi di euro di obbligazioni bancarie, erano in circolazione 67,2 miliardi di obbligazioni subordinate, l'11% del totale, con la quota del 17,2% nei portafogli delle banche, il 3,3 per cento detenuta dai Fondi, mentre il 46,1 % è in mano alle famiglie italiane, ossia 32 mld di euro, significa confessare operazioni preventive di esproprio criminale del risparmio, con la diretta complicità di Bankitalia e Consob, visto che quelle obbligazioni subordinate per 32 miliardi di euro, non dovevano essere vendute ai risparmiatori.

Tra il ridicolo ed il tragicomico infine, la considerazione di Vegas sul bail-in fattore instabilità, quando invoca maggiore tempestività, poiché: 'la gestione delle crisi può richiedere interventi tempestivi incompatibili con i meccanismi Francoforte-Bruxelles', con il Vegas pensiero che accusa come infelice e poco ponderata la scelta di adottare la nuova disciplina con effetto retroattivo', che 'va corretta quanto prima', così come 'andrebbe riconsiderato anche il coinvolgimento degli obbligazionisti, introducendo una soglia di salvaguardia di 100 mila euro', accusando la modifica con un tratto di penna della natura di strumenti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi e collocati anni prima in un contesto di regole e di mercato del tutto diverso', con prodotti a basso rischio, presenti nel portafoglio di tanti piccoli risparmiatori trasformati di colpo in prodotti rischiosi e inadeguati.

L'azione di Vegas e della Consob, è stata così sollecita e tempestiva nello scandalo della BpVi che ha bruciato i risparmi di 120.000 famiglie, nell'aver sanzionato (con soli 6 anni di ritardo), il 2 maggio 2017, evidenti e lampanti violazioni di Zonin & Soci, 'commesse dal vertice aziendale tra aprile 2011 e aprile 2015', riguardanti 'le discipline in materia di regole di condotta degli intermediari nei confronti della clientela, di prospetto, di offerte al pubblico e di informazione societaria', i cui criteri valutativi utilizzati non ha consentito agli investitori di comprendere il processo di formazione del prezzo, quindi di valutare la congruità del prezzo rispetto agli indicatori patrimoniali e reddituali della Banca', che erano ben note e conosciute almeno dal 18 marzo 2008.

Una Consob incapace di prevenire comportamenti fraudolenti a danno del mercato e dei risparmiatori, dovrebbe essere citata in Tribunale dal Governo per omissione dei doveri di ufficio ed omessa vigilanza, con congrui risarcimenti dei danni.